Il filo dei ricordi: le voci e i frammenti d’infanzia dei nostri ospiti nella Settimana dedicata all’Alzheimer

Il filo dei ricordi: le voci e i frammenti d’infanzia dei nostri ospiti nella Settimana dedicata all’Alzheimer

Ci sono parole che affiorano piano, come piccoli tasselli di luce che riemergono dal tempo. In occasione della Settimana e del Mese Mondiale dell’Alzheimer, all’interno dei nostri servizi dedicati agli anziani abbiamo scelto di soffermarci su ciò che unisce più di ogni altra cosa: la memoria affettiva, custodita e restituita con delicatezza.

Tutto è iniziato durante una delle consuete sessioni di ROT (Terapia di Orientamento alla Realtà). In quel cerchio di sguardi e ascolto, le animatrici hanno rivolto agli ospiti alcune domande sui loro ricordi d’infanzia, sui genitori, sui banchi di scuola, sulla vita di un tempo. Alcuni si sono mostrati subito desiderosi di raccontarsi, carichi di dettagli ed entusiasmo; altri hanno fatto inizialmente più fatica a ritrovare il filo dei pensieri. Ma, senza fretta, quei frammenti di vita sono riemersi nitidi ed emozionanti.

Nelle parole della collega Sara, che ha seguito l’attività, si coglie il senso profondo e la sensibilità di questa scelta educativa e umana:

«Non volevamo parlare direttamente di Alzheimer, perché alcuni dei nostri ospiti hanno avuto da poco la diagnosi di demenza e sono dolorosamente consapevoli di stare perdendo la memoria. Per non creare sofferenza o senso di inadeguatezza, abbiamo pensato di agire sui loro ricordi più cari e lontani: la famiglia d’origine, i profumi dell’infanzia, la scuola. Insieme alla mia collega abbiamo raccolto le frasi che ci sembravano maggiormente significative e ne abbiamo fatto un collage per costruire un grande cartellone. Ci tenevo davvero tanto a questa giornata: è stato un laboratorio piacevole e protetto per loro, ed è bello che questo percorso venga ricordato.»

Da questa trama di emozioni e condivisione è nato il cartellone intitolato semplicemente “RICORDARE…”, decorato con i toni del viola e i fiori del nontiscordardimé, simbolo della consapevolezza sull’Alzheimer. Sul foglio sono state trascritte intatte le testimonianze degli ospiti, preservando la spontaneità e la poesia di ciascuna voce:

  • Anna Maria: «Mi piaceva andare a scuola, facevo i compiti con le mie sorelle… andavo bene. Mamma faceva la pasta e papà zappava.»
  • Clara: «Ascoltavo le canzonette alla radio. Alla domenica c’era Radio Londra. Mia mamma era severa, ma quando era in “buona” mi faceva i vestiti lei.»
  • Cesare: «Andavo bene a scuola. La maestra era brava… L’inglese l’ho imparato bene ad Edimburgo. Mia mamma era una donna esile, mio padre l’accompagnava in montagna… Mio padre era un bravo uomo, molto impegnato. Faceva il fabbro.»
  • Alfonsina: «I compiti li facevo da sola… La mamma raccoglieva i fiori e la frutta, papà era muratore. Alla comunione avevo una coroncina in testa e un vestito bianco in prestito.»
  • Onelia: «Quando ero piccola avevo poco… Ho due fratelli… Ti puoi immaginare!»
  • Lisetta: «Andavo a scuola, all’asilo, dal dottore… Dappertutto. La mamma faceva la mamma e il papà lavorava fuori.»
  • Teresa: «La mamma lavorava in campagna, fratelli e sorelle ne ho due o three… Metà e metà…»

In questo racconto collettivo non c’è spazio per la diagnosi, ma solo per la persona. Emergono la dignità di un vestito bianco avuto in prestito per la prima comunione, le note diffuse di Radio Londra, il profumo della pasta fatta in casa e le mani stanche di un padre fabbro.

Accompagnare le persone con demenza significa anche questo: saper fare un passo indietro rispetto alla malattia per fare uno spazio immenso alle storie di vita. Perché se la memoria di fissazione talvolta vacilla, l’emozione di ciò che si è vissuto e il calore di sentirsi accolti continuano a risuonare con straordinaria forza, nelle voci e nei racconti che abbiamo raccolto.

Alcuni scatti dei nostri Ospiti e delle nostre Ospiti durante le attività al Centro Diurno per Anziani di Castelnuovo Rangone (Modena) gestito da Gulliver Cooperativa Sociale.

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